A bocce ferme

A bocce ferme

a bocce ferme - Marco MalvaldiI quattro simpatici vecchietti del BarLume rimuginano sul passato, sul periodo del ’68 che ha scosso l’Italia ed anche loro personalmente, in modo significativo. Riconsiderano la posizione che hanno tenuto, si scoprono rivalità politiche che comunque non hanno inciso sulla loro amicizia.

Nel ’68 però oltre ai temi che ancora oggi rimangono non ben definiti nei libri di storia, moriva un ricco imprenditore per mano ignota. Ci fu un indiziato, con gravi sospetti soprattutto di matrice politica, ma non ci fu condanna, lasciando per decenni il dubbio sull’identità dell’assassino ed il suo movente.

Ai giorni nostri però l’apertura di un testamento riapre lo sguardo su quel lontano omicidio: il defunto Alberto Corradi confessa, tramite il suo notaio alla lettura del testamento, di essere l’autore dell’omicidio.

Confessione scritta a cui però pochi credono. E che può portare un mare di guai. Perché se è vero che il deceduto non è più perseguibile, la linea ereditaria viene sconvolta.

Qualcosa di più confessa di saperne un vecchio contabile dell’azienda, ma appena contatta i giornalisti per la sua confessione viene ucciso.

Alice, fidanzata di Massimo e vicequestore, dovrà investigare su entrambi gli omicidi e trovarne i collegamenti. Massimo però riesce a vedere collegamenti nascosti e sarà di grande aiuto.

—- un paragrafo significativo —

Il notaio, sempre con il testamento in mano, alzò lo sguardo verso Matteo.
– A termini di legge, quindi, il testamento è estremamente chiaro. Lei è l’unico erede designato da suo padre e non c’è spazio per interpretazioni diverse da questa né per eventuali ricorsi sulla riconducibilità, essendo il testamento statomi consegnato da suo padre alla presenza sua e di altro testimone.
Matteo Corradi, però, non rispose. Non per educazione, né per serietà, ma perché stava leggendo con aria vagamente stupefatta il contenuto del testamento che il proiettore aveva temporaneamente stampato alle spalle del notaio Aloisi. Quando il notaio, dopo aver poggiato delicatamente il foglio sulla scrivania, aveva ripreso a leggere, nella stanza l’unica persona ignara di quello che c’era scritto sul testamento era la signora Roberta Serra.

– «A margine delle mie ultime volontà, desidero rilasciare una confessione» – lesse il notaio, ancora più lentamente, come se volesse essere certo di venire non solo ascoltato, ma anche compreso. – «Confesso di aver deliberatamente ucciso il mio padre putativo, Camillo Luraschi, in data diciassette maggio millenovecentosessantotto. Segue in questa e nella seguente pagina una dettagliata descrizione degli avvenimenti relativi al crimine da me commesso».
E così adesso, nella stanza, tutti sapevano cosa c’era scritto nel testamento di Alberto Corradi.

— la presentazione ufficiale —

Ritornano Massimo e i vecchietti del BarLume in una storia che questa volta ruota attorno a un testamento. Il piccolo industriale Alberto Corradi alle sue ultime volontà ha aggiunto la confessione di avere ucciso il padre Camillo, da cui aveva ereditato la fabbrica di conserve e tutti i suoi averi. Si tratta di un delitto avvenuto quarant’anni prima, rimasto senza colpevole. La notizia di reato racchiusa nel testamento obbliga il notaio a informare la polizia, nella persona del vicequestore Alice Martelli, e il magistrato a bloccare la successione. Alberto Corradi infatti, in quanto assassino, potrebbe essere escluso dall’eredità del padre, cosa che priverebbe di tutti i beni l’unico suo erede, il figlio Matteo, giovane rampante pronto a candidarsi alle elezioni sotto le bandiere azzurre. I vecchietti del BarLume se lo ricordano bene quel delitto della fine degli anni Settanta: Camillo era un vero padrone, autoritario e dispotico; qualcuno arrivò a dire addirittura che se l’era cercata. Per l’omicidio era stato incriminato il sindacalista Carmine Bonci, ma le prove non si trovarono e Bonci venne prosciolto. Pilade e i suoi amici tutto avrebbero potuto aspettarsi ma non che il colpevole potesse essere Alberto Corradi, all’epoca poco più che ventenne. E allora sospettosi per natura e intriganti per vocazione, vogliono vederci più chiaro, ansiosi di riaprire quel vecchio caso di cui a Pineta, loro più di tutti, conservano memoria. A un incuriosito Massimo e a una professionale Alice raccontano dei giorni del delitto, dei malumori degli operai, dei dubbi e delle paure, di tutti i personaggi che ruotavano attorno all’azienda di Camillo Corradi. Malvaldi è come sempre straordinario a condurre il gioco, che questa volta trasporta i vecchietti in un’epoca in cui tanto anziani non erano e in cui il BarLume non era ancora aperto.

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admin-Salvatore

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recensione Romanzi

A bocce ferme ultima modifica: 2018-09-15T10:41:10+00:00 da Blogs Da Seguire

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