Negli occhi di chi guarda

Negli occhi di chi guarda

negli occhi di chi guarda - Marco MalvaldiNegli occhi di chi guarda è la bellezza, dice un noto proverbio citato anche nel libro.

Il questo caso la bellezza è negli occhi di chi legge questo romanzo, nelle orecchie di chi si ascolta leggerlo, nelle dita frenetiche che girano le pagine del libro per leggerlo.

Un riuscitissimo romanzo questo di Marco Malvaldi, che rispolvera i protagonisti di Milioni di milioni in una immaginaria tenuta toscana, dove si consumano delitti e i misteri sono numerosi. E’ un vero giallo dalla difficile soluzione.

Il mix tra humor, citazioni d’arte, scienza medica e formule chimiche è molto riuscito e la trama ne giova, perchè nulla è inserito a caso tanto per aggiungere pagine, ma ogni particolare è funzionale e necessario.

Poggio alle Ghiande è una grandissima e lussuosa tenuta in Toscana, nell’immediato entroterra di Livorno, dove intorno alla villa padronale alcuni appartamenti vengono affittati ad ospiti fissi, che dopo tanti anni si sentono parte integrante di questa piccola comunità.

Poggio alle ghiande è di proprietà di due fratelli gemelli, identici fisicamente ma totalmente diversi nella vita, nei gusti, nelle priorità della vita. Uno collezionista d’arte, l’altro spregiudicato affarista. Quando una società cinese si offre di comprare la tenuta per una speculazione edilizia, i due fratelli non concordano sulla decisione di vendere o meno e interessano della difficile decisione i loro ospiti.

Non avendone guadagno, ma solo il pericolo di dover abbandonare il loro amatissimo rifugio estivo, tutti gli ospiti sono naturalmente contrari alla vendita, ma alcuni protestano con più passione, tra cui i due particolari lavoranti.

Uno di loro verrà ucciso, ed i sospettati saranno diversi. Le indagini sono inizialmente condotte dal Capitano della Forestale, e successivamente passate ai Carabinieri, ma sarà lo spirito di osservazione della coppia Piergiorgio Pazzi e Margherita Castelli, ricercatore scientifico in campo genetico e filologa, a risolvere il giallo.

— un paragrafo significativo —

– Allora, signore e signori – aveva detto Zeno Cavalcanti, dopo essersi alzato in piedi – anche se sono consapevole di pretendere da voi qualcosa che non si può imporre, vorrei per un momento la vostra attenzione.

E tutti, a tavola, avevano smesso di fare qualsiasi cosa stessero facendo.

Il maestro Della Rosa, immerso in una piacevole dissertazione sull’uso dei fiati nei concerti grossi di Corelli con la scollatura di Margherita, aveva immediatamente distolto lo sguardo dal canyon e fatto un gesto sbrigativo con la mano, a metà tra il prendere qualcosa al volo e il tirare il collo a un papero, che diceva chiaramente «silenzio».

L’architetto Giorgetti, che era appena a metà della terza porzione di crescionda, aveva alzato la barba dal piatto e posato la forchetta sul tavolo facendo meno rumore possibile.

Giancarla Bernardeschi, che ormai nessuno chiamava più professoressa né a Poggio alle Ghiande né fuori, aveva posato la mollica di pane che stava torturando da cinque minuti buoni e si era rimessa gli occhiali.

Riccardo Maria Torregrossa, che la terza porzione l’aveva finita già da un pezzo, aveva smesso di chiedersi se sarebbe stato maleducato chiedere a Cristina di potersi portare a casa la crescionda avanzata per farci colazione.

Cristina, con un occhio soddisfatto al dolce che spariva ed un altro rassegnato al marito che invece si faceva notare anche troppo, apparentemente non aveva avuto alcun cambiamento esteriore, come d’altronde si addice ad una signora cresciuta in un ambiente nobile, ma dentro di sé si era detta vai ci siamo.

La cena, fino a quel momento, era stata gradevole, come d’altronde spesso succedeva quando si cenava tutti insieme a Poggio alle Ghiande. Però, stasera, era diverso.

— la presentazione ufficiale —

In un magnifico podere nel cuore della campagna toscana vivono due gemelli sessantenni, Alfredo e Zeno Cavalcanti; hanno passato tutta la loro vita nella superba tenuta di famiglia. Alfredo, ex broker fallito, ha dilapidato quasi tutto il suo denaro in investimenti sbagliati; Zeno è un collezionista d’arte mite e tranquillo, e vive con il suo anziano maggiordomo Raimondo, un matto che ha girato alcuni manicomi in gioventù prima di stringere sincera amicizia con il suo datore di lavoro. I gemelli richiedono una consulenza medica un po’ singolare: in pratica vogliono sapere quale dei due ha più probabilità di morire prima dell’altro. La questione è legata alla vendita del podere Pianetti; Alfredo, che è in bolletta, è favorevole. Zeno contrario. I due hanno da tempo iniziato a vendere particelle della proprietà, ma una holding di cinesi vorrebbe comprarla per intero per farne un albergo. I fratelli hanno draconianamente deciso che verrà rispettata la volontà di chi sarà dichiarato il più longevo. Una notte un incendio sveglia i residenti della tenuta e quando il fuoco viene domato, tra gli sterpi viene trovato il cadavere di Raimondo. I sospetti si appuntano su Alfredo, ma qualcuno, tra i residenti, tira fuori la storia del Ligabue. Il vecchio Raimondo sosteneva infatti di avere un’opera autentica di Ligabue regalatagli dallo stesso pittore insieme al quale era stato rinchiuso in un manicomio alla fine degli anni ’50. Ma dove è finito il dipinto? Podere Pianetti viene messo sottosopra, ma del quadro nessuna traccia. Fino a che un’altra morte fa intravedere una incredibile e assurda verità. Malvaldi costruisce un romanzo corale, quasi un teatro in cui si muovono i tanti personaggi: l’ingegnere immobiliarista, l’architetto Giorgetti, la professoressa di chimica in pensione, il medico Piergiorgio, la filologa Margherita. Tutti vividi, credibili, attori di una storia che dimostra le capacità inventive di chi, coniugando scienza e spirito toscano, commedia e giallo, stravolge ogni certezza del lettore se non quella di trovarsi di fronte a uno scrittore innovativo e di autentico talento.

negli occhi di chi guarda - Marco Malvaldi

 

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