Dodice rose a settembre

Dodice rose a settembre

dodici rose a settembre di Maurizio De Giovanni

Mina è un’assistente sociale che lavora in un consultorio nei Quartieri Spagnoli di Napoli, a contatto con una varietà di problemi pratici e quotidiani.

Con lei lavora il ginecologo Domenico, chiamatelo Mimmo, timido ed introverso ed assomigliante in maniera clamorosa al bel Robert Redford.

Mina che è sola da un po’ ha una mezza cotta nascosta per Mimmo, frenata dal fatto che lui sia fidanzato.

Mina divide praticamente la sua vita in problemi:

  • il primo una madre invadente e che non perde occasione per umiliarla
  • un fisico prorompente che la mette a disagio con gli uomini
  • un rapporto di odio/rancore con l’ex marito, a cui però spesso si rivolge per aiuto
  • il consultorio che non ha i mezzi ed il personale, a parte il portiere che le fa continue avances
  • un gruppo di amiche vere, che ci tengono a lei, e perciò la tormentano.

Il suo ex marito inoltre è un Magistrato che guida i Carabinieri in una difficile indagine su un misterioso assassino seriale che invia un mazzo di rose rosse alle sue vittime.

Dovrà cercare di scoprire il legame tra le vittime, per cercare di individuare l’assassino, meticoloso e preciso oltre che invisibile nel modo in cui si introduce nella vita delle sue vittime.

Il Magistrato però non sa che anche la sua ex Mina riceve ogni giorno una splendida rosa rossa.

Il romanzo è molto divertente e Mina un personaggio indovinato che, con l’aiuto della sua squinternata compagnia, potrà dare vita ad innumerevoli altre avventure, ne sono sicuro.


Un paragrafo significativo per Dodici rose a settembre

A sottolineare il pensiero, il bel volto di Domenico si affacciò alla porta e subito si mostrò preoccupato:

«Che c’è, Mina? Hai male all’orecchio? Devi aver preso un colpo d’aria, io sono specializzato come sai in ginecologia ma ovviamente ho dato l’esame in otorinolaringoiatria e quindi posso, se vuoi, esaminare subito la parte che…».

Mina proruppe, in tono di supplica:

«Per carità! Per carità, ti prego, Domenico, non ti ci mettere pure tu».

Il medico si sentì autorizzato a entrare.

«Oh, ma non si devono trascurare i colpi d’aria, soprattutto quando si tendono a formare infiammazioni all’interno del padiglione. Sai che una volta una paziente, alla quale peraltro non avevo riscontrato patologie, tornò proprio per un’otite a farsi visitare e…».

Mina cercò almeno di riportare la conversazione su Flor e la madre, ultimo tentativo prima di optare con decisione per il suicidio mediante lancio dalla finestra.

«Senti, Domenico, ma tu pensi che Flor e Ofelia torneranno? Che impressione hai avuto?».

L’uomo si strinse nelle spalle, ma non rinunciò a chiedere:

Per arrivare all’ufficio dove Domenico «chiamami Mimmo» Gammardella esercitava la professione nel consultorio, Mina dovette farsi strada attraverso un corridoio gremito di aspiranti clienti.

«Mina, non puoi chiamarmi Mimmo, per favore? Mi aiuterebbe a sentirmi più…».

Accorgendosi di un qualche bagliore omicida negli occhi di lei, si affrettò a dire:

«Comunque sai meglio di me che non è raro che una ragazzina di quell’età provi ad attirare in qualche modo l’attenzione su di sé o sulle persone che le stanno vicino. Certo, se devo dirti la verità la donna mi pareva piuttosto sofferente. Aveva un’espressione un po’… triste, non ti è sembrato?».

Mina annuì ammirata:

«Complimenti, Sherlock. Non ci avrei mai pensato».


La presentazione ufficiale per Dodici rose a settembre

«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre».
Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio sottofinanziato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, è costretta a occuparsi di casi senza giustizia.
La affiancano alcuni tipi caratteristici con cui forma un improvvisato, e un po’ buffo, gruppo di intervento in ambienti dominati da regole diverse dall’ordine ufficiale. Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», bello come Robert Redford, con un fascino del tutto involontario e una buona volontà spesso frustrata; «Rudy» Trapanese, il portiere dello stabile che si sente irresistibile e quando parla sembra rivolgersi con lo sguardo solo alle belle forme di Mina; e, più di lato, il magistrato De Carolis, antipatico presuntuoso ma quello che alla fine prova a conciliare le leggi con la giustizia.
Vengono trascinati in due corse contro il tempo più o meno parallele. Ma di una sola di esse sono consapevoli. Mentre Mina, a cui non mancano i problemi personali, si dedica a una rischiosa avventura per salvare due vite, un vendicatore, che segue uno schema incomprensibile, stringe intorno a lei una spirale di sangue. La causa è qualcosa di sepolto nel passato remoto.
Il magistrato De Carolis deve capire tutto prima che arrivi l’ultima delle dodici rose rosse che, un giorno dopo l’altro, uno sconosciuto invia.
Mina Settembre e gli altri sono figure che Maurizio de Giovanni ha già messo alla prova in un paio di racconti. In Dodici rose a Settembre compaiono per la prima volta in un romanzo. Sono maschere farsesche sullo sfondo chiassoso di una città amara e stanca di tragedie. Un mondo di fatica del vivere che de Giovanni riesce a far immaginare, oltre all’intreccio delle storie, già solo con il linguaggio parlato dai vari personaggi di ogni strato sociale: ironico, idiomatico, paradossale, immaginoso.

dodici rose a settembre di Maurizio De Giovanni

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Dodice rose a settembre ultima modifica: 2019-10-30T16:59:46+01:00 da Blogs Da Seguire

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