Città di morti

Città di morti

città di morti - Herbert Lieberman

Paul Konig ha avuto una carriera brillante, internazionalmente riconosciuto come un’autorità nel campo della medicina legale ed è uno dei pilastri della polizia di New York.

Per seguire la sua carriera, la sua passione, ha però trascurato la famiglia ed il suo carattere burbero non lo ha aiutato nei rapporti personali. Di fatto i suoi unici amici sembrano essere un paio di colleghi altrettanto dediti al lavoro.

In prossimità della pensione sembra che la vita voglia chiedere a Paul Konig di fare un bilancio, di vedere cosa è stato veramente importante, e di restituire un po’ di ciò che ha preso. La vita di Paul Konig in questo momento è tutt’altro che tranquilla: sua moglie è da poco deceduta per malattia, la sua unica figlia lo incolpa, tra l’altro, anche di questo e sul lavoro deve coprire gli errori dei subordinati e difendersi dalla voglia di carriera del vice.

Ma la mente di Paul si distoglie da tutto questo quando in riva al fiume vengono trovati i resti di diversi cadaveri fatti a pezzi. Quante sono le vittime? Questa è la prima domanda a cui il team del medico legale deve rispondere, e poi deve riuscire a individuare i loro nomi.

Ma una cosa alla fine riesce davvero a distogliere Paul dal suo lavoro: sua figlia è stata rapita.

Un thriller che non mi ha appassionato. Questo romanzo di Herbert Lieberman mi è stato regalato per Natale, non conoscevo questo autore, ma non credo che comprerò mai altri suoi libri.

Alla fine della lettura una sola domanda mi resta in testa: ma per l’eminente patologo, a cui tutti si affidano da ogni parte del mondo, è davvero così difficile attribuire gli arti (due braccia, due gambe) a due persone dalla struttura fisica completamente diversa (uno alto più di 1,90 mt, l’altro a malapena 1,60 mt), operazione che praticamente richiede metà libro?

Se il testo non è credibile nei particolari, l’intero romanzo, per me, non è credibile.

— un paragrafo significativo —

«Le articolazioni devono essere assolutamente armoniose», riflette Konig ad alta voce mentre armeggia con le ossa, sollevandone due alla volta, usando le mani a mo’ di bilancia. «Non bisogna mai forzare troppo. Quando sei costretto a farlo, sai che stai sbagliando».
McCloskey segue i movimenti abili ed esperti compiuti dalle mani del medico più anziano, un po’ come un bambino intento a osservare un vecchio mago alle prese con uno stupefacente gioco di prestigio. Con un lungo bastoncino cotonato Konig pulisce l’interno dell’acetabolo dell’anca destra, nel quale sta per inserire l’estremità sferica di un femore destro. «Ogni ragionevole dubbio deve essere fugato».
Nel corso del pomeriggio, mentre un po’ alla volta gli altri hanno levato le tende, McCloskey e Konig si sono avvicinati sempre di più, costretti da un’ossessione comune a trattenersi ben oltre l’orario di lavoro, quando il buonsenso avrebbe voluto che tornassero a casa a godersi il caldo e la luce, una tregua dalla giornata, una camera accogliente, la gradevole compagnia di qualche amico.
E invece eccoli ancora lì ad armeggiare con le ossa, ignari di essersi calati rispettivamente nel ruolo di allievo e insegnante, seppur in un’atmosfera meno formale. C’è anche un pizzico di intimità fra loro; due estranei piacevolmente sorpresi di scoprire una passione comune.
«Vedi quell’acetabolo sinistro?», bisbiglia Konig, e il giovane medico si abbassa per sbirciare nella cavità articolare dell’anca presente sul tronco ricostruito.
«È ridotto piuttosto male».
«Esatto. Il femore è stato chiaramente strappato a forza».
«Sarà difficile farlo combaciare», commenta McCloskey. «Forse dovremmo iniziare con il destro».
«Buona idea», replica secco Konig. «Passami quei due femori destri».
Il capo ha un femore per mano, e li tiene sollevati come se volesse pesarli. Come se le sue braccia fossero i piatti di una bilancia. Un femore è palesemente più corto dell’altro, e le due teste hanno una diversa circonferenza. Quando Konig lo inserisce nella cavità dell’anca destra, il femore più piccolo scivola dentro senza ostacoli e può essere ruotato in tutte le direzioni. Estrarlo è altrettanto facile.
«Un po’ lento», osserva McCloskey.

— la presentazione ufficiale —

Paul Konig è il medico legale e anatomopatologo più noto e apprezzato di New York. Duro e irascibile, è molto temuto da colleghi e poliziotti, ma tutti ricorrono a lui perché nessuno ha la sua arte e il suo intuito nel leggere i morti e le storie che i loro corpi raccontano. Proprio mentre sta cercando di ricostruire l’identità delle vittime di un efferato delitto – che l’assassino ha fatto a pezzi allo scopo di renderle irriconoscibili – riceve una serie di telefonate anonime da cui apprende, in un crescendo di angoscia e dolore, che sua figlia Lauren è stata rapita. Si apre così una battaglia su due fronti e un’autentica corsa contro il tempo che coinvolge il sergente Flynn, impegnato nella ricerca dell’assassino, e il detective Haggard, a cui Konig si è rivolto perché lo aiuti a scovare i rapitori di sua figlia. “Città di morti” è un thriller elegante nella sua brutalità, un infernale viaggio al confine tra la vita e la morte, tra la superficie e l’abisso, ma anche la storia di un uomo e della sua caduta. Sullo sfondo, ma vera coprotagonista del romanzo, si staglia una città di corpi straziati, attraversata da suoni ingigantiti dall’angoscia e dalla tensione: un telefono che squilla, un rubinetto che perde, un susseguirsi di grida senza volto.

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admin-Salvatore

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recensione Romanzi

Città di morti ultima modifica: 2019-01-13T19:18:31+00:00 da Blogs Da Seguire

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