Non uccidere 2 in onda su RaiPlay

Non uccidere 2 in onda su RaiPlay

CHI PROTESTA: Antonio Rana
CONTRO CHI: Rai
PER QUALE MOTIVO: RaiPlay

Lo specchietto delle allodole

Perché i 12 episodi di “Non uccidere 2” vanno in onda prima su RaiPlay e poi su Rai 2? A che pro accoppiarli per tenere viva l’attenzione del telespettatore dalle 21,25 alle 23,20? E perché toglierli dal web per “consentirne” la visione sulle reti ufficiali?

Prima i pensieri “buonisti”. RaiPlay è la piattaforma tanto promossa dalla Rai dove vedere e rivedere i programmi tanto amati dai telespettatori. C’è chi può goderseli davanti al monitor del computer e c’è chi, i più fortunati, possono divertirsi a sintonizzarsi davanti alle tv connesse ad Internet che si stanno diffondendo sul territorio. Addirittura, c’è poi chi potrebbe godersi la visione su tablet e altri apparati mobili. In tali condizioni l’utente non è soggetto alle interruzioni pubblicitarie che sono invece “imposte” sulle reti ufficiali.

È ovvio che l’ampio ventaglio dell’offerta sulle autostrade informatiche fa perdere di vista l’attenzione nei confronti dei propri beniamini. Crozza fa sorridere quando dice che la visione continua degli episodi su Netflix, o su qualsiasi altro canale a pagamento, potrebbe condizionare le menti del telespettatore e del familiare.

Potrebbe accadere lo stesso per i canali Internet di Mediaset, La 7, eccetera, dove è possibile vedere e rivedere tutte le fiction ora e/o in passato trasmesse senza spot e a qualsiasi orario.

non uccidere 2 su RaiPlay

Ma c’è un ma. Lanciare preventivamente su un canale Internet 12 puntate di una trasmissione in un periodo ricco di eventi e della durata media di un’ora dal 1 all’11 giugno e prima dell’inizio “ufficiale” delle trasmissioni il 12 giugno (due episodi alla volta), giorno “ufficiale” dell’inizio delle trasmissioni cosiddette estive, ed una seconda batteria in autunno, significa cannibalizzarle.

E qui iniziano i pensieri “cattivi”. Forse gli investitori pubblicitari possono sentirsi “scavalcati”?


Il telespettatore medio, che possiede un televisore “normale” (sempre che vi siano ancora tali soggetti), deve subire ancora una volta i diktat dei network televisivi per adeguarsi alle interruzioni pubblicitarie o all’inizio delle amate fiction ad orari impossibili (alle 21,25) per restare svegli oltre due ore per sapere come va a finire? E sempre che ci sia una fine naturale della storia (La porta rossa docet, tanto per fare un esempio recente)?

Una volta, quando i genitori facevano i genitori, si andava a letto dopo Carosello. Da quando la famiglia non c’è più, e oggi tutto può succedere, oggi può toccare ai nonni mandare avanti la famiglia, magari anche di fronte ad uno schermo (di qualsiasi genere). Non si uccidono così i propri nipoti. Ma questa è un’altra storia.

Chi protesta

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